Riccardo Paletti, morto sotto gli occhi di sua madre

“La morte di Gilles Villeneueve? Fosse successo a me, ci sarebbe stato soltanto un trafiletto sul giornale”.

Parlava così Riccardo Paletti, giovane pilota di Formula 1, soltanto 35 giorni prima di incontrare il suo brutale destino.

Milanese di nascita, inizia a 19 anni a correre nell’automobilismo dopo essersi innamorato delle Formula 1 mentre si trovava a Zandvoort, nel 1974.
Sale passo dopo passo di categoria, fino ad approdare, nel 1982, nella tanto desiderata e sognata Formula 1: ci aveva messo pochissimi anni rispetto alla media per salire di categoria. Tre anni prima, mentre correva in Formula 3, vince una gara dove tra gli altri avversari erano presenti nientemeno che Alain Prost e Michele Alboreto: Riccardo è un talento affermato, tanto che tra i paddock delle varie categorie circola sempre di più il suo nome.

Lo ingaggia il team Osella, una scuderia di bassa classifica che assegna a Paletti la vettura dell’anno precedente, a causa della mancanza di fondi. Riesce a qualificarsi per la prima volta a Imola (all’epoca c’erano 30 partecipanti ma soltanto 24 auto correvano), la sua quarta gara in carriera, grazie però alla non partecipazione di 16 auto (che decisero di scioperare), ma non correrà poi il GP per un problema tecnico.

La prima gara ufficiale la disputa il 13 giugno 1982, dopo essersi qualificato questa volta senza boicottaggi di altre auto. Quel giorno c’è anche un ospite speciale a Montreal: è la mamma, Gianna Paletti, che tanto Riccardo amava. Non sapeva della sorpresa che le aveva fatto la mamma, volata fino in Canada per vedere l’esordio di suo figlio tra i grandi.
Alla partenza (la sua prima in carriera in F1), però, la Ferrari di Pironi partita dalla pole ha un problema, e resta ferma. Tutti gli altri 23 piloti schivano la sua monoposto.

Tutti, tranne uno.

Riccardo Paletti si schianta contro Pironi a oltre 180 km/h, e l’anteriore della sua vettura si accartoccia come un foglio di carta.
L’incidente è gravissimo, i soccorritori cercano di estrarlo subito. All’improvviso però divampa un grosso incendio, proprio attorno alla sua vettura: i mezzi antincendio non arrivano in tempo, e le fiamme vengono domate da piccoli estintori. Ci vorranno oltre 20 minuti per levare le macerie ed estrarlo dalla sua Osella: le sue condizioni appaiono subito disperate.

Nell’autodromo cala il silenzio, c’è apprensione per le sue condizioni: l’unica persona che si sente è una donna, che lancia delle grida strazianti e piange disperata.
Quella donna era Gianna, la madre di Riccardo, che aveva visto il figlio schiantarsi a pochi metri da lei.

Viene caricato sull’elicottero, ma le speranze spariranno subito: Paletti spira poco dopo, lasciando la madre disperata a bordo pista.
Due giorni dopo avrebbe compiuto 24 anni.

La salma verrà riportata poi in Italia, a Milano, dove si terranno i suoi funerali.
Tutti lo ricordano come un ragazzo incredibilmente umile ed educato, il quale non ha mai ostentato l’essere uno dei migliori piloti in circolazione in quegli anni.

E se poi ve lo state chiedendo… no, Riccardo si sbagliava. A lui hanno dedicato molto, molto di più che un solo trafiletto sul giornale come pensava soltanto un mese prima di conoscere anche lui il suo triste destino.

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Stefano Zambroni
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